n

Dove l’arte diventa rifugio: la mia esperienza di arte terapia nei campi migranti del Messico

Questa è la storia di un’esperienza intensa di arte terapia in Messico, realizzata con un gruppo di donne migranti nei campi di accoglienza.

Quando la creatività incontra la fragilità umana, nasce uno spazio di guarigione autentica. Vi racconto la storia di un muro dipinto insieme a donne in fuga, e della potenza trasformativa dell’arte come rifugio simbolico e reale.

Ottobre 2018.

Negli ultimi mesi, il Messico è stato attraversato da numerose carovane di migranti provenienti dall’Honduras e da altri Paesi dell’America Centrale. Alcune organizzazioni umanitarie si occupano di accoglierli, offrendo assistenza di base e attività ricreative e formative per favorire integrazione, sostegno e dignità.

Tra queste iniziative c’è anche l’arte terapia. Insieme ai miei colleghi Nery Muñoz e Iván Ocaña, ho avuto l’occasione di partecipare a un progetto muralistico con gruppi di rifugiati e rifugiate a Tapachula (chiapas) in una zona periferica nella zona di confine del Messico.

arte terapia Messico

Un murale tra le crepe del mondo.

Uno dei progetti che più mi ha toccata è stato quello di trasformare il muro esterno di un hotel fatiscente, convertito temporaneamente in centro di accoglienza per migranti. Il quartiere circostante era caotico e degradato, con un mercato popolare alle spalle e strade che diventavano pericolose al calare del sole.

Durante il nostro lavoro, avvenuto ovviamente in orario diurno, ci siamo trovati a contatto con episodi difficili: scontri improvvisi, presenze alterate, scene che hanno messo in luce la vulnerabilità dell’ambiente… Il tutto mentre il tema del murale era dedicato proprio alla Settimana contro la violenza sulle donne.

Donne in cammino: storie di forza e fragilità

A lavorare con noi, un gruppo di donne migranti, provenienti da paesi e vissuti diversi, ognuna con la propria difficile storia. Donne in fuga che per arrivare in Messico hanno camminato per giorni, qualcuna incinta o con bambini al seguito, altre completamente sole. Donne stremate, segnate, ma ancora capaci di sperare in qualcosa di più umano.

arte terapia rifugiati Il mio compito è stato quello di accompagnarle in un percorso creativo collettivo: progettare e realizzare il murale, partendo dalle idee, dai racconti, dalle immagini interiori, fino alla pittura vera e propria. Poco a poco ho visto i loro occhi accendersi, i volti distendersi, la gioia tornare timidamente a farsi sentire. È stato bellissimo per me vedere come, in una situazione così drammatica, poco a poco gli animi si siano riaccesi.

L’arte ha creato uno spazio di relazione, di leggerezza, di presenza. Un obiettivo comune le ha unite. Ho visto nascere collaborazione, sorrisi, piccole intese. Il laboratorio è durato quindici giorni, in un tempo di transito: alcune partivano, altre arrivavano. Ma l’energia restava.

Il sole sorge per tutti: un messaggio inciso sul muro

Il murale rappresenta una madre e la sua bambina abbracciate sotto la luna, accanto a una casa e coperte colorate. Una scena notturna, simbolo di protezione e calore nel buio del cammino.

A coronare l’opera, una frase scelta da una ragazzina del gruppo:

“El sol sale para todos” – il sole sorge per tutti.
Un messaggio di speranza, uguaglianza, possibilità. Ognuna ha lasciato il proprio segno sul muro: nomi, frasi, disegni. Anche alcuni bambini si sono uniti al lavoro con entusiasmo.

In parallelo, il mio collega Iván ha guidato un laboratorio di serigrafia con un gruppo di uomini. Per concludere il progetto, i ragazzi hanno creato e regalato una maglietta a ogni rifugiata. Un gesto semplice ma pieno di significato: unire, con arte, mondi divisi.

murale messico

Sono stata orgogliosa di lavorare con loro, siamo riuscite nonostante tutto a formare un bel gruppo collaborativo, è stato uno stimolo per socializzare e diminuire notevolmente lo stress, ho visto i loro volti rilassarsi migliorando giorno dopo giorno. Le ho viste ridere e scherzare e questo è stato davvero impagabile.

Abbiamo poi lasciato degli spazi liberi in cui tutti le partecipanti potessero scrivere i loro nomi o alcune frasi e lasciato spazio anche ad alcuni bimbi che si sono adoperati felici.

Un pranzo senza sedie, con la musica nel cuore

arte rifugio che unisceAbbiamo chiuso in bellezza mangiando tutti insieme, un pò qua e un pò la, senza sedie o tavoli ma con la musica a tutto volume (che in Messico non mancava mai <3). È stato molto bello, un lavoro che mi porterò sempre nel cuore, un esperienza umana e artistica che mi ha arricchito tanto.

Abbiamo lasciato andare per un po’ le preoccupazioni, senza negarle o fingendo che non esistano. Siamo riusciti ad abbassare il forte livello di stress e paura grazie al sentirsi accolti e far parte di qualcosa di bello.

Questo lavoro, per me, è stato più di un progetto artistico: è stato un incontro profondo con l’umanità, in condizioni difficili ma reali. Mi ha ricordato che l’arte non è solo espressione: è cura, è ponte, è forza invisibile che unisce.

L’arte che unisce i cuori e aiuta ad abbattere le barriere. In questo caso, anche le frontiere.

📖 Leggi anche la storia riportata da UNHCR:
👉 Central American women find safety and strength in mural painting

🎨 Vuoi scoprire come può aiutarti oggi l’arte terapia?

Se questo racconto ti ha toccato, ti invito a esplorare i miei percorsi individuali e creativi:
🔹 sessioni di Mappa dell’Anima
🔹 laboratori simbolici e artistici per il benessere interiore
🔹 esperienze su misura per chi cerca un nuovo modo di guarire, esprimersi e ritrovarsi

👉 Clicca qui e scopri i miei percorsi.

Dai voce al tuo sentire. L’arte può essere anche il tuo rifugio.

Tags: No tags

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.