L’anno dell’appeso

Questo 2020 sicuramente ce lo ricorderemo tutti.

Tra i vari progetti a cui mi sono dedicata durante il lockdown ho iniziato, finalmente, a disegnare le carte dei Tarocchi.

Avevo già da tempo il desiderio di farlo ma, data la complessità simbolica dell’argomento, ero rimasta persa nello studio e nella ricerca senza riuscire ad azzardarmi a disegnare nulla.

Durante i primi giorni chiusa in casa dunque, una serie di curiose casualità mi hanno spinto a buttare giù una prima prova.

Da quel momento, senza che me ne rendessi conto, è iniziato il mio viaggio.

Gli arcani maggiori rappresentano stati della coscienza dell’animo umano e imparare a leggere i tarocchi è come imparare a leggere un’altra lingua.

La lingua dell’inconscio.

Essendo quindi un argomento così ampio e profondo ho iniziato a disegnare partendo dal momento in cui mi trovavo, ispirandomi sul “come mi sento”.

Ogni carta dunque è arrivata solo nel momento in cui ho sperimentato e sentito l’arcano e quella determinata vibrazione di stato della coscienza.

In base a ciò che vivo, alle persone che incontro, e a come mi sento, mi si palesano davanti “gli arcani”.

Ed io prontamente disegno per imprimere l’informazione.

Sto scoprendo i Tarocchi come fenomenali strumenti per “mappare” il proprio cammino e un grande aiuto per l’auto conoscimento e la ricerca del sé.

Dopo un anno per me alquanto movimentato (nonostante i  vari blocchi a livello mondiale) nel mese di Ottobre sono tornata alla base, in Sardegna.

Quando si parte e si lascia la propria casa per un tot di tempo, poi nel rivederla, anche se tutto ancora è uguale, ci si ritrova ad avere una lettura diversa della realtà.

Mi succede sempre.

E a proposito di questa dinamica ho iniziato a chiedermi come sarà il mondo post pandemia.

Come vivremo la libertà? Come sentiremo gli altri?

Ci sarà bastata quest’esperienza da film apocalittico per riuscire a guardare il mondo da un nuovo punto di vista??

E qui è arrivata la carta dell’appeso.

L’appeso

l'appeso

 

Ci siamo dovuti “appendere”, stare fermi, inermi.  

In questa carta l’appeso simboleggia un sacrificio, una condizione sfavorevole da sopportare, per raggiungere un obiettivo e uno stato migliori.

Normalmente è rappresentata, per l’appunto, da una figura appesa in una posizione in cui l’energia si convoglia alla testa, da è possibile osservare la realtà da un altro punto di vista.

Sono una persona impulsiva che ama l’azione. La comprensione e integrazione di questa carta non è stata facile per me.

Quando però mi sono arresa dinnanzi agli eventi e ho giocato ad “osservare” mettendo da parte giudizio e controllo, allora ho iniziato a sentire qualcosa mutare.

L’appeso ha scoperto che il segreto per entrare in contatto con l’essenza delle cose sta nell’inversione di prospettiva, nell’abbandono dei comuni schemi mentali, attraverso l’esperienza della solitudine e del dolore che scaturiscono una visione chiara e illuminante, presupposti essenziali per l’accettazione e la trasformazione di sé.

Ecco che forse può esser vero che non tutti i mali vengono per nuocere e le difficoltà possono trasformarsi in preziosi strumenti per indicarci una nuova via.

Non spero più, quindi, che le cose tornino ad essere come erano prima. Mi auguro che diventino molto meglio di prima.

Siamo ancora appesi, ancora una volta imprigionati in casa protagonisti di una assurda realtà in cui è “normale” avere restrizioni sull’avvicinarsi a qualcuno, incontrarsi con la famiglia, abbracciare gli amici e persino sul respirare.

E questa dunque è la possibilità di osservare e trovare una visione lucida della realtà, libera dalla paura e dalla confusione. 

Una realtà in cui ci si rende conto del valore della vita, della sua fragilità e del tempo che abbiamo a disposizione per poterne trarre il meglio, soli e con chi amiamo.

Io il 2020 lo ricorderò come l’anno in cui, più di tutto, ho imparato questo.

Anna

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